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Interventi

Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Vannino Chiti.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:57:00

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Sen. Vannino Chiti

Sen. Vannino Chiti

INTRODUZIONE

Abbiamo pensato, come Associazione Politica e Società e come Centro Donati, di svolgere una riflessione, a dire la verità pensavamo che non si fosse più in nessuna forma di attualità politica, invece, in parte, ci siamo ancora. Vorremmo, però, che la riflessione di oggi fosse staccata dai momenti di contingenza politica, una riflessione che vorremmo iniziare attorno alle questioni che sono legate alla storia della Seconda Repubblica, nel finire del secondo dopoguerra, dalla nascita della Costituzione , ai rapporti tra generazioni e politica, generazioni al plurale. Ripercorrendo, non come ogni cinque dieci anni  si definiscono le generazioni che hanno avuto un rapporto con le istiruzioni e la politica,  ma prendendo, grossomodo, tre grandi blocchi.


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Simone Siliani.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:49:27

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Simone Siliani

Simone Siliani

Non dialogherò direttamente con Ceruti e Ciliberto, ma terrò le loro relazione per le freddi notti d’inverno perché sono così intense che meritano un lavoro non superficiale di riflessione e approfondimento. Però, come diceva Chiti citando ‘La Storia’ di Elsa Morante, mentre scorrono i titoli di coda della Storia con la “S” maiuscola, c’è anche la storia quella piccola, nostra quotidiana che forse non determinerà svolte epocali ma che ha un suo peso. La prima riflessione è la seguente:  ho sempre una certa difficoltà a parlare di “generazione” tout court, perché come dicevate voi stessi dentro di essa ci sono tante cose anche radicalmente diverse: tendenze e tensioni, movimenti e conservazione, ideali contrapposti e progetti alternativi, vite. In modo particolare, accettare una categorizzazione omogenea per questa pluralità è più difficile per chi ha scelto, o si è trovato per i casi della vita, a non stare mai dentro il mainstream con cui si etichetta una specifica generazione. Tuttavia esiste anche la storia di quelli che dentro il mainstream non ci sono mai stati e non può essere né cancellata, né ignorata. Se penso agli ’80-’90 del secolo scorso, certamente io e molti altri abbiamo fatto parte di punti di vista laterali, periferici rispetto al mainstream.


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Severino Saccardi.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:46:31

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Severino Saccardi

Severino Saccardi

Il 2012 è stato  un  anno molto intenso. Nel ventennale dalla scomparsa di padre  Ernesto Balducci, sono state, infatti, promosse molte iniziative per ricordarne la figura e per riflettere sull’attualità del suo messaggio e della sua lezione. Personalmente, rispondendo a molti inviti e partecipando a molti appuntamenti, ho avuto l’opportunità di girare l’Italia ed ho trovato, al di là delle aspettative, sale piene e grande attenzione.   Una partecipazione che mi è sembrata indice  di una memoria viva ed attestazione del bisogno di tanti, uomini e donne del nostro tempo, di trovare momenti di identificazione positiva e punti di riferimento in un tempo di forte disorientamento e di crisi. In tali momenti di dibattito, significativi sono spesso stati gli scambi di opinioni, gli interventi, le domande che mi sono state rivolte. Una delle domande più interessanti l’ho sentita, nel corso di un’iniziativa che si teneva nel Municipio di Forlì, dove una ragazza di venti anni mi ha chiesto perché, se la storia di Ernesto Balducci e la sua personalità (insieme a quelle di altri grandi protagonisti della vita civile della Firenze e dell’ Italia dei decenni trascorsi, come Giorgio La Pira,


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Dario Nardella-

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:44:19

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Dario Nardella

Dario Nardella

Vorrei ringraziareVannino Chitie la sua associazione per questo invito. Il titolo di questa iniziativa invita a riflessioni molto ampie come abbiamo visto già negli interventi che si sono susseguiti.

Nel mio intervento cercherò di dialogare con i relatoriMichele Cilibertoe Mauro Ceruti, le cui relazioni ho trovato molto utili  e stimolanti. Entrambi partono da una impostazione metodologica della lettura delle generazioni, entrambi definiscono queste generazioni non come compartimenti stagni, separati tra di loro. Ceruti parla di trama e Ciliberto riconosce comunque una concatenazione tra generazioni. Condivido molto questa impostazione.

I relatori hanno fatto riferimento ad alcune date caratterizzanti, personalmente trovo che le date possano aiutare a tracciare uno schema convenzionale che aiuti a leggere questi processi, ma non possano essere assunte come elementi scatenanti.
Una data, un evento non riesce a racchiudere l’intera morfologia di una generazione. Le date vanno considerate come puntelli, alcuni molto profondi intendiamoci, ma che non arrivano mai a spezzare quel filo di continuità che – sono convinto – esiste tra ogni generazioni.


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Alice Giampaoli.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:41:36

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Alice Giampaoli

Alice Giampaoli

Nel ringraziare i relatori e gli intervenuti, vorrei subito affermare che condivido l’approccio tenuto dagli stessi all’interno di questa iniziativa, ovvero la volontà di strutturare linee guida analitiche e di pensiero unite e legate, però, anche al percorso politico che ognuno di noi ha portato avanti in questi anni. Ritengo, infatti, che privare i ruoli che ricopriamo dell’elemento legato alla nostra esperienza diretta e al nostro lato emotivo, ovvero l’emozione di fare quello che vogliamo fare con gli altri e per gli altri, porti il ruolo stesso a risultare solamente un esercizio di stile e a non avere utilità per nessuno, nemmeno per noi stessi.

Proprio per rispettare l’approccio dato, parto dalla battuta fattami sulla lunga militanza e sulla mia relativa gioventù anagrafica: in venti anni di percorso a più livelli, ho lavorato molto con i giovani, sia dall’interno, ovvero nei giovani essendo giovane, sia in un livello di confronto tra generazione in crescita verso l’età adulta ( la mia ), quella precedente e quella nuova che si affacciava alla vita pubblica e non posso negare che il percorso assuma delle sfumature inedite e che le riflessioni e le analisi si siano


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Cosimo Ceccuti.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:38:22

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Prof.Cosimo Ceccuti

Prof.Cosimo Ceccuti

   Educazione della libertà. All’indomani della caduta del fascismo, fra i compiti prioritari dei partiti vi fu la preparazione della gente all’esercizio della sovranità popolare, al sistema democratico. Non solo gli uomini, ma anche le donne – che si sarebbero recate per la prima volta al voto – e i giovani.

   Su questo punto è bene soffermarsi: la formazione dei giovani e in primis la libertà della scuola.   Fu preoccupazione prioritaria dei cosiddetti partiti laici fin dalla svolta di Salerno, fino dalla decisione favorita da Togliatti e dal partito comunista di far collaborare il CLN con Badoglio nella battaglia per la liberazione del paese.

Non è un caso che a garanzia della  libertà della scuola, – tutta da avviare e realizzare dopo il ventennio  fascista – fossero chiamati alla guida del Ministero della Pubblica Istruzione autorevolissimi esponenti dei partiti laici: Adolfo Omodeo nell’ultimo governo Badoglio, Guido De Ruggiero e Vincenzo Arangio Ruiz nei due ministeri presieduti da Ivanoe Bonomi.


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Ilaria Bugetti.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:34:52

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Ilaria Bugetti

Ilaria Bugetti

Il mio sarà un intervento un po’ diverso, probabilmente anche più breve, perché credo che il senso di stasera sia anche quello di dare degli esempi, delle testimonianze e di raccontarsi. Io ringrazio i relatori, perché a modo loro, ognuno dei due ha dato una lettura importante, tra i cui spunti, molto interessanti mi rivedo e il mio ruolo non è certo quello di dare altre letture o di argomentarle. Così vado a raccontare quella che è la mia storia, in modo che possa diventare un caso da analizzare in futuro aggiungendolo a quelle delle generazioni che voi poi studierete.

Qualcuno parlava di carenza di classe politica oggi: io sono probabilmente, a trentanove anni, il frutto di quella classe politica che non ha formato i propri figli.  Non ci sono più le scuole di partito, noi lo abbiamo chiesto per anni quando ci siamo affacciati alla politica. Parlavo con i miei predecessori sindaci o colleghi e mi raccontavano di Frattocchie, di questa scuola e di questo protocollo, di una  rigidità anche nei partiti oltre che nelle istituzioni , che però era un punto di


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Massimo Biagioni

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:26:33

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Massimo Biagioni

Massimo Biagioni

Il tema che “Politica e Società” ha fissato per questa riflessione è senza dubbio stimolante, ringrazio davvero Chiti e l’Associazione per questo invito che mi ha “costretto”, piacevolmente, a uscire dalla logica del minuto dopo minuto, per ripensare a questi 60 anni. I mille stimoli ricevuti questo pomeriggio mi confermano questa convinzione.

Converrebbe ricorrere a Platone che – detta all’ingrosso – descrive come si dovrebbe svolgere la storia, come si dovrebbe governare, cosa sarebbe giusto fare, oppure a Tacito, al fotografo della storia, alla sua rappresentazione effettiva, alla storia per come si dipana. Evitando di rimpiangere quello che poteva essere e non è stato, e non sarà. Per entrare nella dimensione della politica e delle generazioni, che come una vite senza fine, si affacciano sulla scena.

Generazioni e politica, e – aggiungerei – i giovani. Rinnovamento. Bisogna dirla questa parola, già che ci giriamo intorno; certo che non può essere l’età il solo discrimine, ma vedere Berlusconi che duella con Sartori,


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Gessica Beneforti

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:16:57

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Gessica Beneforti

Gessica Beneforti

Ho preso alcuni appunti, mentre i relatori intervenivano, sollecitata dalle loro relazioni. Però vorrei prima scusarmi, perché io proverò a fare quello che da un po’ di tempo sto provando a fare, un esercizio, spogliarmi nel guardare ciò che mi circonda,  spogliarsi dal ruolo che uno ricopre, o dal percorso in qualche modo culturale che uno ha fatto, per provare a guardare tutto quello che si sta muovendo intorno a noi. Ho cominciato a farlo, perché penso che soltanto così, si possa essere anche un po’ artefici di una innovazione che è indispensabile.

Ho trovato illuminanti le ultime considerazioni che il professor Ciliberto faceva, riguardo la quinta generazione da lui analizzata, nella quale mi voglio ritrovare, perché se non ho capito male, il professore faceva riferimento, come dato anagrafico, a quei venti venticinquenni, ma anche a quei quarantenni che si ritrovano dopo il ventennio berlusconiano, una rinnovata volontà di partecipazione. Ed è una generazione che nasce dalla crisi, è stato giustamente detto, dalla crisi determinata da una economia di carta,


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Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Samuele Bertinelli

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:13:28

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Samuele Bertinelli

Samuele Bertinelli

Un tema centrale: credo  che sia giusto porlo ora perché effettivamente, come veniva  già detto, siamo in una fase di transizione con connotati anche inquietanti per quanto riguarda il Paese.  Ogni fase di transizione esalta, o dovrebbe esaltare, una ricerca di memorie collettive in qualche misura, l’attenzione a riannodare i fili con il proprio passato, ce ne è troppo poca dal mio punto di vista, nel dibattito pubblico italiano, di attenzione verso questo riannodarsi, necessario,  dei fili con la propria storia, temo che anche questo sia sintomatico della condizione che vive il Paese.

Se la Nazione è un  organismo collettivo, che può essere concepito, letto, come un organismo, allora le generazioni possono, io credo, essere anche pensate e raccontate come un fatto culturale,  che non si misura dunque soltanto con la dimensione biologica dell’avvicendarsi di padre in figlio, del passaggio generazionale per come  nelle famiglie biologiche si considera. Se è così, allora credo che convenga provare a rileggere rozzamente e schematicamente, di necessità, la vicenda repubblicana,


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