Vento di destra in Europa
giovedì 23 settembre 2010 alle 20:09:33
di Paolo Ranfagni
Bruxelles. Due risultati storici sono scaturiti in un solo colpo dalle elezioni politiche in Svezia di domenica 19 settembre: per la prima volta da un secolo la destra è riuscita a bissare un precedente successo elettorale e a confermarsi come forza governo del paese e, sempre per la prima volta, ha fatto il suo ingresso in parlamento con il 5,7% dei suffragi un movimento di estrema destra, i Democratici di Svezia.
(SD). Così dalla Svezia è arrivata una conferma alla doppia tendenza ormai da tempo in atto in Europa: l’inarrestabile marcia trionfale della destra di governo e la crescita parallela, a suo fianco, di un’estrema destra populista, xenofoba o nazionalista.
La destra governa ormai 22 paesi su 27, lasciando alla sinistra (ma fino a quando?) solo la Spagna, il Portogallo, la Slovenia, la Grecia e Cipro. Le prossime scadenze elettorali del 2011 (Cipro) e soprattutto del 2012 (Spagna e Slovenia) non promettono niente di buono.
Contemporaneamente la new entry dei SD nel parlamento svedese segue di poco quelle del PPV nel parlamento dei Paesi Bassi e del Jobbik in quello ungherese, che sono andati ad aggiungersi ai movimenti analoghi nelle assemblee legislative di Italia, Danimarca, Austria, Slovacchia, Lettonia e Bulgaria. Va subito precisato che in Europa nessuno si pone la domanda, ricorrente in Italia e rimasta sempre senza risposta, se la Lega Nord possa o no essere catalogata tra i partiti della destra estrema: la sua vocazione di “partito populista e anti-immigrati” è sufficiente per un inserimento d’ufficio.
Risale agli anni 80 l’affacciarsi dell’estrema destra sulla scena politica europea, ma è con le elezioni europee del 2009 che si registra il salto di qualità. In sette stati membri (Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Ungheria, Austria, Bulgaria e Italia) si realizza uno score a due cifre e in altri sei (Finlandia, Romania, Grecia, Francia, Regno Unito e Slovacchia) tra il 5 e il 10%.
“L’estrema destra è una forza politica significativa in Europa” commenta Magali Balent della Fondazione Robert Schuman. Che cosa tiene insieme e fa crescere questi movimenti? Certo la crisi economica ha il suo peso, ma il vero cemento è costituito dalla contrapposizione frontale al multiculturalismo e in particolare all’Islam. Da qui la critica senza appello all’UE, che ha il torto di difendere la libera circolazione dei cittadini e la libertà di religione, in una parola di sponsorizzare la globalizzazione.
D’altra parte sono poche e spuntate le armi a disposizione dell’UE per difendere i propri valori costitutivi. La Commissione europea ha minacciato di portare la Francia di fronte alla Corte di giustizia per la sua politica controversa nei confronti dei Rom, ma questa procedura ha bisogno di molti anni per arrivare in porto. Il caso francese è una vera e propria polpetta avvelenata per l’UE, perché segnala che anche un presidente come Sarkozy, fino a ieri europeista a 100 carati, può finire per strizzare l’occhio agli elettori del Fronte nazionale di Le Pen, pur di rimediare al forte calo di consensi, che rischia di metterne in discussione la rielezione. Del resto il patrimonio elettorale di Le Pen ha ripreso a crescere in Francia, facendo registrare una sensibile rimonta alle recenti elezioni regionali, dove, nelle 12 Regioni in cui si è presentato al secondo turno, ha rastrellato il 17,8% dei voti. Le Pen è impresentabile per entrare a far parte di un’allenza di tutta la destra, ma i suoi elettori fanno gola.
La politica di Sarkozy, spiega Raffaele Simone a “Le Monde Magazine” in occasione dell’uscita in Francia della traduzione del suo saggio “Il mostro mite”, “mi sembra esemplare di questa nuova destra che rifiuta di tassare i più ricchi e flirta con il populismo e con alcune tesi della destra estrema”. Di quella destra che oggi è vincente in tutta Europa, ricorda l’autore, il prototipo è stato realizzato in Italia e Berlusconi lo incarna “fino a diventarne la caricatura”. Non è un caso se oggi il Cavaliere può schierarsi a fianco di Sarkozy, dopo diversi anni di incomprensioni e gelosie, per creare una santa alleanza che minaccia di minare l’Europa alle radici.
Non c’è da stupirsi allora se a Bruxelles cresce la preoccupazione per le conseguenze che potrebbe avere l’iniziativa comune di due grandi paesi fondatore della UE. Il peso di Francia e Italia non è certo quello dell’Austria, che nel 2000 si trovò isolata dai partner europei dopo l’entrata al governo del FPO di Haider, tanto che poté scattare l’ostracismo nei confronti dei candidati austriaci alle nomine nelle organizzazioni internazionali. Ma il risultato fu comunque sconfortante: “Le sanzioni furono un fallimento completo, anche se erano intellettualmente giustificate” ricordava già un anno dopo Jacques Le Rider, allora consigliere culturale dell’ambasciata francese a Vienna.
L’Europa oggi comincia a temere che, anche quando l’estrema destra non è al potere, i suoi argomenti possano contaminare i partiti della destra tradizionale.
Un campanello di allarme è suonato qualche mese fa, quando il primo ministro ungherese Orban ha scippato con disinvoltura la rivendicazione che è il cuore di tutta la politica del movimento Jobbik, manifestando l’intenzione di offrire la nazionalità ungherese alle minoranze linguistiche magiare di Romania e Slovacchia. Scontate le alzate di scudi dei governi dei due paesi confinanti, ma sicura anche la crescita di consensi da parte dell’elettorato della destra nazionalista.
“L’Europa, secondo Magali Balent, dovrà interrogarsi sulla sua responsabilità e non potrà continuare a rimandare all’infinito un dibattito sulla sua identità e i suoi confini geografici, se vuole dimostrare infondata l’accusa di essere agli ordini di un progetto che tende ad uniformare le culture e le identità a scala mondiale”.
In Svezia, dove la coalizione della destra moderata ha vinto le elezioni, mancando però per un soffio la maggioranza assoluta, si pone ora il problema di allargare l’alleanza. Il vincitore Frederik Reinfeldt ha ribadito la sua ferma intenzione di non imbarcare “la destra xenofoba e populista” di Jimmi Akesson e probabilmente punterà ad ottenere l’appoggio dei Verdi. Ma non sono escluse, di tanto in tanto, strizzate d’occhio all’elettorato della destra estrema, anche a costo di mettere in discussione le fondamenta stesse della casa comune europea.

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