Mediazione, per il futuro della democrazia.

lunedì 10 settembre 2012 alle 17:11:22

di Enno Ghiandelli.

L’articolo di Daniele Pugliese apparso su “Politica e Società” del 3 Settembre mi spinge ad alcune considerazioni per aprire un dibattito su un aspetto che mi sembra fondamentale per il futuro della nostra vita democratica: la mediazione.

Parlerò del PD e mi limiterò a proporre due momenti di riflessione.
La mediazione deve avvenire, in prima istanza, all’interno di un partito. Essa è sinonimo di “forza” e non certo di debolezza.
Bisogna ricordare che senza grandi idee e forti tensioni ideali qualsiasi tipo di mediazione è impossibile.
Nel PD assistiamo, oramai, ad uno stucchevole teatrino con i ruoli predefiniti: il rottamatore, il rappresentante della corrente americana, il grande statista, l’ex DC, l’ex PCI, l’orfano della CGIL, ultimamente sono apparsi i “pretoriarini” del Sen. Monti; in ogni occasione ciascuno deve differenziarsi per esistere.
La realtà è che questi personaggi, ciascuno dei quali appare impegnato in una narcisistica rappresentazione di se stesso, non sanno più “commuovere ”. Uso il termine commuovere nel suo significato originario: muovere insieme.
Tutti si sono convinti troppo presto, evitando ogni tentativo serio di analisi e di proposta, che “la storia fosse finita” e che “la mano invisibile del mercato” (che non esiste e che Smith ha utilizzato in tutt’altri contesti) fosse l’unico strumento capace di risolvere, in maniera corretta, l’allocazione delle risorse.
L’individualismo metodologico ha contagiato tutti, ma le forme del capitalismo sono diverse, una cosa sono il mercato e la concorrenza, altra è il sistema del laissez-faire, che viene considerato la vera “scienza economica”. (La sistemazione formale della scienza economica porrà come sua prima parte l’analisi della condotta dell’individuo, tutto solo, naufrago e sperduto nell’isola deserta. E quando, nella parte successiva, questo individuo vien collocato fra altri soggetti, l’analisi scientifica ne prospetterà una condotta costituita di lotte contro altri individui, contro tutto il mondo, per accrescere il suo lucro: non più un naufrago ma un pirata vi apparirà nella brama di conquiste e di accumulazione di beni materiali, di moneta. A. Bertolino 1941).
Esistono le condizioni teoriche e politiche perché la concezione liberista venga modificata. I risultati prodotti sono sotto gli occhi di tutti.
Come dice Giorgio Lunghini, è come se nei manuali di astronomia si tacesse di Galileo e si predicasse Tolomeo.
Il PD non riuscendo a contrastare il trionfante liberismo, ha abbandonato ogni velleità autonoma e ha lanciato, come proposta politica distintiva, lo scimmiottamento della vita politica americana credendo che gli Stati Uniti fossero la quintessenza della democrazia (da R.Dahl equiparata ad una corsa di cavalli).
Si pensava così di superare la crisi del partito.
Invece, era necessario ristrutturarsi, rendersi, come richiedono i tempi, più democratici, più trasparenti e creare strumenti che consentano la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica (unico vero antidoto contro il populismo), si é pensato di incolpare la Carta Costituzionale cercando di modificarla.
Perdurando la “crisi della politica” si sono inventati le primarie dirette come momento di massima democrazia e partecipazione. Gli elettori scegliendo i propri rappresentanti alle elezioni, realizzano integralmente e in un punto nevralgico del sistema politico il principio direttista per eccellenza, l’investitura plebiscitaria dei leader politici con conseguente mutazione genetica dei partiti politici e del loro ruolo così come si è configurato in Europa .
Il nostro sistema istituzionale è basato su di un sistema poliarchico per cui ogni forzatura monocratica lo rende incongruente e indebolisce la sua tenuta. Circa la presunta maggiore democraticità del sistema delle primarie rinvio alle intere biblioteche che ci sono sull’argomento dove si spiega che vince, di solito, chi riesce a mettere in campo maggiori risorse. Da qui la necessità di un asfissiante, negli USA, controllo pubblico sui finanziamenti dei contendenti. (Quando in Italia?)
Occorre un partito che abbia idee e che riesca a superare la teoria“michelsiana” della legge ferrea dell’oligarchia senza cadere nel vuoto di un partito “liquido”, vuoto che poi si riempirebbe con acque non certo limpide.
Concludendo queste brevi considerazioni mi è ritornato in mente un passaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, quando Alice si è persa nel bosco e chiede allo Stregatto indicazioni per uscirne.
Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!
Stregatto: Be’, tutto dipende da dove vuoi andare!
Alice: Oh veramente importa poco purché io riesca…
Stregatto: Be’, allora importa poco che strada prendi!
Credo che se non si seguirà il consiglio dello Stregatto sarà impossibile ricominciare a mediare.

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