Governo tecnico, partiti e società civile-atti del convegno del 29.03.2012-intervento Prof.Valdo Spini.
sabato 31 marzo 2012 alle 16:54:01
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Intervento del Prof. Valdo Spini, Fondazione Circolo Rosselli
Il tema è effettivamente un tema sul quale non è facile dare delle risposte traccianti in questo momento, però alcuni punti possono essere messi in evidenza. Comincerei con il mettere in discussione la dizione di ‘Governo tecnico’, perché un Governo che introduce una serie di cambiamenti, riforme in un periodo di tempo così breve come quello che il Governo ha fatto o si propone di fare, non credo possa essere definito tecnico. Dopo questo Governo i rapporti di potere, di forza, di reddito comunque si giudichi, nel nostro Paese saranno estremamente cambiati: Governo tecnico è un governo che fa un riassetto della finanza pubblica o una nuova legge elettorale e poi se ne va, ma non è un Governo che provoca un cambiamento di questo genere.
E allora perché si chiama tecnico: perché nel nostro Paese è impossibile, per una serie di motivi che sono intuitivi ma che si possono spegare, era impossibile una grande coalizione. Faccio un passo indietro: durante la Seconda guerra mondiale in Gran Bretagna, Churchill e i Laburisti governarono insieme in un Gabinetto di salute pubblica, poi prima ancora che la guerra fosse finita, perlomeno in Asia nel ‘45, Attlee che era Vicepremier di Churchill, interruppe questa collaborazione andando al voto che vide la sconfitta di Churchill, che uscì da Primo ministro e dovette aspettare il ’51 per tornare. Una soluzione di questo genere, in Italia, non era concepibile per la presenza di una pietra di inciampo come Berlusconi e il berlusconismo con tutto ciò che ha significato. Pertanto, e qui c’è davvero la dizione ‘tecnico’, si è proceduto ad una sorta di grande coalizione di emergenza non dichiarandola, ma facendola emergere attraverso questo escamotage dei tecnici, su cui comincia il primo punto di dubbio. Per non dimostrare che c’era un accordo tra Partito Democratico, Berlusconi Popolo delle libertà e Terzo Polo, si è detto che questo Governo non aveva dentro nessuna persona che fosse mai stata eletta e di qui i tecnici. Naturalmente c’è una eccezione, di un democristiano guarda caso, l’on. D’Andrea il quale fino a due legislature fa era un parlamentare. Eccezione a parte, non doveva apparire in nessun modo un rapporto diretto tra persone che in qualche modo potevano essere interpreetate, ma un rapporto indiretto c’è perché se non siamo ingenui dietro un certo nome e cognome, un ispiratore è abbastanza leggibile. I ministri non vengono estratti a sorte da un cappello e gli avversari di questo Governo hanno detto che i ministri li ha espressi il potere bancario, io ho l’impressione che si tratti di tecnici abbastanza vicini a certi partiti, anche se abbiamo dovuto registrare in questa occasione un altro elemento di grande preoccupazione e cioè che si è ridotto talmente male l’Università pubblica, che oramai per fare parte della tecnocrazia devi essere Bocconi, Cattolica o Luiss. Non so cosa ne pensano i miei interlocutori, ma anche questo mi fa tremare perché un tempo si sarebbe largamento attinto, da Prodi in giù, alla tecnocrazia proveniente dall’Università pubblica, cosa ormai in secondo piano. Quale era il programma di questo Geverno: era, lo si voglia o no, la lettera della Banca Centrale Europea ovvero se volete i soldi per salvare lo spreed dovete fare una serie di cose. Ovviamente essendo stato fatto velocemente un Governo, non si è avuto modo e tempo di discutere su questo fatto e sono convinto che Monti lo ritenesse scontato, che gli altri si sarebbero di conseguenza conformati in questa direzione. Prima conseguenza di questa visione si è avuta nei sondaggi, dove la capacità di una velocità effetiva del Governo nel fare tanti decreti in così pochi giorni rispetto a prima dove in tanti anni non si è riusciti a sitemare le cose, ha fatto nascere la convinzione che tutti i partiti si dovessero accomodare ai margini per lasciare spazio a chi dimostrava di fare. Giudizio ingeneroso, perché in realtà i partiti, in particolare il PD a quel punto possibile vincitore in possibili elezioni immediate, ha accettato un sacrificio per la futura governabilità del Paese. Al centro c’è l’interrogativo politico di queste ore ovvero, dentro questa lettera della BCE c’è anche la riforma radicale dell’articolo 18 o no? Mi sembra di capire che molti pensano di si così come mi sembra di capire che non essendoci stao un dibattito su questo programma, dall’altra parte nessuno lo ha dato per buono, anche perché c’è chi sostiene che se il compromesso sull’articolo 18 fosse sul sistema tedesco, questo sarebbe qualcosa di europeo e non qualcosa di italiano. Da questo punto di vista c’è stata questa grossa crisi politica e si è creato quel punto politico di oggi, che Berlosconi fa oggi dichiarazioni sulla bravura di Monti, sentendo invece le dichiarazioni di Monti sui partiti Bersani ha perso la pazienza e gli ha risposto piuttosto duramente. A questo punto la situazione è veramente piuttosto in crisi, se Monti fa un partito degli italiani darebbe del filo da torcere e tutti dicono che Berlusconi non ha proprio tanta voglia di battersi per Alfano, preferendo vincere dietro Monti. C’è a questo punto il problema del centro sinistra perché se il centro sinistra dopo le batoste che ha preso, molla del tutto sull’articolo 18, probabilmente a questo punto tutto si ritorcerebbe contro il PD che difficilmente potrà mantenere una unità. Qui entrerebbe in causa il problema che abbiamo cercato di sollevare, ovvero che un partito non si fa in modo leggero, prima si deve capire che cosa si deve fare per non rischiare di perdere pezzi: a fronte di questo verrebbe da dire facciamo una forte controffensiva contro Monti e il suo governo, ma non mi sembra così semplice, perché vedo che i partiti si stanno fidando troppo sul fatto che alla fine le persone per qualcuno devono votare, tornando al vecchio sistema del votare i suoi, senza invece procedere alla riforma della politica che è necessaria. A fronte di ciò che è avvenuto, al di la delle responsabilità, con i tesoriere Lusi della Margherita, possibile che non si sia fatta velocemente una registrazione della legge sul finanziamento pubblico? Io l’avrei fatta in tempi ‘montiani’, con un autorità indipendente che verifica. Anche l’articolo 49 della Costituzione, ovvero che i cittadini si associano liberamente in partiti per concorrere secondo il metodo democratico alla formazione della volontà nazionale, in passato non fu applicato per paura di Scelba, ma oggi non c’è più questo problema, c’è una democrazia dell’alternanza, e credo che dire che gli statuti dei partiti devono avere pochi principi ma ferrei da osservare, vorrebbe dire rafforzarli e non indebolirli. Questo anche perché credo che le primaria abbiano dato delle esperienze positive, ma dovunque o quasi si siano svolte, ad eccezione di Fassino, hanno dimostrato che i partiti hanno uno scarso controllo del loro elettorato e dei loro iscritti. Palermo sembrerebbe che sia già vinta, ma non è detto perché adesso si scontreranno con molta forza Orlando, con il suo bacino di elettorato e il vincitore delle primarie che è sicuramente meno conosciuto il che, paradossalmente, può dare nuovamente qualche chance al centro destra che appariva del tutto battuto, perche ha lasciato una eredità amministrativa sconvolgente. Che cosa mi sentirei di suggerire, che i partiti non dormano sugli allori, questa riforma elettorale che sarà proposta chissa se arriverà in porto, ma si può sintetizzare dicendo che l’enfasi torna nuovamente ai partiti lasciando le coalizioni, il maggioritario non sarebbe più sulla coalizione ma i tre partiti più grossi si garantiscono a vicenda un po’ di seggi in più e per accontentare tutti c’è un diritto di tribuna per chi ha l’1% con il diritto per quel segretario di stare alla Camera o al Senato. Certamente il sistema elettorale è importante, ma io credo che su una serie importante di punti bisognerebbe che i partiti riprendessero l’iniziativa, li riassumo: ho già accennato alla vicenda Lusi, ricordo ora l’abilizione dei finanziamenti pubblici ai partiti con il referendum e la successiva richiesta dei rimborsi elettorali, che si è capito che servivano ad altro, poniamo fine a tutto ciò. Altro punto l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, c’è in corso un dibattito della Commissioni Affari Costituzionali e questo è un buon segno, però se non si tirano le fila si rischia un allungamento infinito del dibattito, senza arrivare ad una conclusione concreta. Il terzo punto è più politico-programmatico: abbiamo spegato del Governo tecnico, però pur nell’ambito di quei limiti una cosa è apparsa chiara ovvero che l’agenda delle cosa da fare era tutta dettata dal Governo tecnico e le altre forze politiche reagivano cercando di tamponare su un percorso dove non avevano voce in capitolo. Eppure di materie scopere io ne vedo moltissime, sbaglio o tutta la parte Università, istruzione, Beni culturali di questo Governo sembra molto pallida, sbaglio o lo stesso super Ministro, che si dice avrà una luminosa carriera politica e glielo auguro, Corrado Passera, dal punto di vista della crescita non sta esprimendo delle proposte. In Confindustria, al di là delle apparenze, sono molto preoccupati e per niente entusiasti di quello che sta avvenendo, perché questo è l’anno cruciale in cui possono morire tantissime imprese, mi domando quindi su questi temi quanto sia sacrosanto difendere i diritti sindacali, però è anche sacrosanto vedere che si fa qualcosa per i giovani, perché difenderemo i diritti di un gruppo sempre più ristretto. Da questo punto di vista non mi sembra sia emersa chiaramente la proposta alternativa o la proposta di dibattito, penso che il metodo dovrebbe essere di attivare con molta forza delle proposte complementari, concorrenziali, alternative per risolvere alcuni di questi problemi, anche perché non c’è alcun dubbio che spetta alla sinistra saper raccogliere quanto di buono nell’esperienza di Monti c’è, sempre che si prenda di petto l’aspetto della serietà, della trasparenza e del rilancio della politica. Questo riguarda anche i partiti, se l’enfasi scende dalle coalizioni fino ai partiti, i partiti devono aprirsi, essere capaci di superare situazioni nuove, attraverso una riforma della politica si può anche tentare un recupero programmato senza doversi affidare alla sorta della scelta obbligata. Oggi questi problemi stanno esplodendo, dopo le elezioni amministrative di maggio li vedremo meglio, ma a me sembra importante che delle fondazioni, delle associazioni come le nostre si propongano di dare un contributo, per essere un trade union tra le attese e le insoddisfazioni della società civile, i partiti e la società politica, questo è il valore anche di questo dibattito, dovendo sintetizzare il mio intervento lo farei così: il Governo dei tecnici non deve fare dell’anti politica, i partiti si devono riformare profondamente.


Non c'è ancora nessun commento.