Le Religioni per il dialogo e la pace: per il futuro dell’Europa.
sabato 30 aprile 2011 alle 14:09:40
di Tiziana Isitani
L’Europa che affonda le proprie radici nella Bibbia dovrà essere consapevole «delle divergenze esistenti fra la cultura europea e quella araba», ma questo «non per chiudersi in una fortezza europea». Al contrario: si tratta di «aprirsi a uno scambio sincero che permetta la fiducia reciproca e sostenga le forze dialoganti all’interno dell’Islam per un cammino di pace. L’Europa che ha lasciato dietro di sé le guerre dei secoli passati può e deve essere per gli altri continenti promotrice e garante di pace». È un ruolo particolare, quello che il cardinale Carlo Maria Martini, in queste sue parole, già nel 2004 assegnava al Vecchio Continente. Queste parole, rilette a distanza di anni, non hanno perso alcun elemento della loro forza e alla luce dei recenti eventi in Nordafrica costringono ad una riflessione assolutamente attuale. L’Associazione Politica e Società.it ha gia affrontato questi temi e ora ha organizzato un secondo appuntamento di confronto, volto a comprendere quello che si muove nella zona nord-africana e nei rapporti fra arabi e occidente. “Le Religioni per il dialogo e la pace: per il futuro dell’Europa” è il titolo dell’iniziativa che si terrà presso la Sala del Cenacolo di Andrea Del Sarto, in Via San Salvi, 16 a Firenze, domenica 15 maggio 2011 alle ore 21.15. Saranno presenti il Rabbino capo della Comunità Ebraica di Firenze, Joseph Levi; l’Imam di Firenze e Presidente delle Comunità Musulmane Italiane, Izzedin Elzir; Rabbi Marc Schnenier, presidente del World Jewish Congress in Nord America e fondatore della Foundation for Ethnic Understanding; Yahya Pallavicini, Imam e vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.). Con loro il vicesindaco di Firenze Dario Nardella e il vicepresidente del Senato e residente di Politica e Società.it Vannino Chiti. Coordinerà il dibattito Fabrizio Pizzanelli.
Ma torniamo alle riflessioni del cardinale Martini che faranno da sfondo all’incontro organizzato da di Politica e Società.it. Perché l’Europa sia promotrice e garante di pace si richiedono alcune condizioni: oltre a un dialogo «coraggioso, fraterno e intelligente con l’Islam», c’è il «dovere di una collaborazione di tutte le confessioni cristiane» e «la più viva coscienza del ruolo singolare di Israele nella storia della salvezza». L’Europa, che è stata terra della Shoah, «dovrà essere contrassegnata da un’amicizia sempre più profonda per il popolo ebraico, soprattutto in un momento in cui sembra crescere nel mondo lo spirito antisemita e in cui il popolo di Israele sta vivendo un momento particolarmente drammatico della propria storia». Ne va dei nostri valori: «Il conflitto tra ebrei e palestinesi non potrà essere superato se non con l’aiuto e attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di tutte le grandi nazioni, in particolare dell’Ue».
Il Cardinale Martini poneva l’attenzione sul futuro dell’Europa, sulle sue radici cristiane, sul rapporto con il popolo e la religione ebraica, sull’Islam e sull’importanza del ruolo che l’Europa e l’Unione Europea può svolgere per la pace con il dialogo religioso. L’Europa del futuro dovrà essere contrassegnata da un’amicizia sempre più profonda per il popolo ebraico, riconoscendo le radici comuni tra il cristianesimo e l’ebraismo, diceva, è però altrettanto necessario, secondo l’arcivescovo emerito, «instaurare un dialogo interreligioso coraggioso e profondo, un rapporto fraterno e intelligente con l’Islam: bisognerà essere coscienti delle divergenze esistenti tra le culture europea e araba, non per chiudersi in una fortezza, ma per aprirsi a uno scambio che permetta la fiducia reciproca e sostenga le forze dialoganti all’interno dell’Islam per un cammino di pace». L’Europa del futuro dovrà essere contrassegnata da un’amicizia sempre più profonda per il popolo ebraico, riconoscendo le radici comuni tra il cristianesimo e l’ebraismo».
È però altrettanto necessario, secondo l’arcivescovo emerito, «instaurare un dialogo interreligioso coraggioso e profondo, un rapporto fraterno e intelligente con l’Islam: bisognerà essere coscienti delle divergenze esistenti tra le culture europea e araba, non per chiudersi in una fortezza, ma per aprirsi a uno scambio che permetta la fiducia reciproca e sostenga le forze dialoganti all’interno dell’Islam per un cammino di pace». Parole queste che rilette a distanza di anni, non hanno perso nessun elemento della loro forza e verità, ma che costringono ad una amara riflessione sul quanto poco sia stato fatto se ancora oggi sono ancora così attuali. Temi particolarmente forti che meritano discussione e confronto, mai così attuale come adesso, visto il momento storico per certi versi critico ed incerto proprio per quanto riguarda la zona nord-africana, araba e i rapporti con l’occidente.
I popoli sono chiamati all’incontro e il dialogo, in questo momento è un’opportunità, per volgere uno sguardo sugli epocali cambiamenti che si stanno registrando nel mondo con il Nord Africa, Tunisia Egitto e Libia, ma non solo anche il mondo arabo con la Siria, salite alla ribalta della cronaca internazionale per i noti fatti che hanno portato in alcuni casi alla fine di regimi dittatoriali in piedi da molti decenni, in altri a rivolte popolari per la democrazia.
In che cosa consiste il contributo che si può e deve dare e in che modo le religioni possono offrire il loro supporto per la costruzione dell’Europa di oggi e di domani?
Si tratta di un apporto che affonda le sue radici nell’essenza stessa di ogni religione ovvero il riconoscimento di Dio e della sua trascendenza e divinità da parte dell’uomo credente. Proprio in questo ogni religione ritrova ciò che di più solido ha da offrire per il futuro dell’Europa e del mondo, nel segno di un nuovo “umanesimo di pace”.
È proprio la difesa e la promozione della dignità della persona umana e dei suoi diritti, come di tutti i fondamentali valori morali e spirituali che vi sono connessi, a costituire il primo e più immediato ambito di azione che ci può e ci deve vedere impegnati, allo scopo di dare all’Europa il volto nuovo di una Nazione accogliente per tutti aperta sugli orizzonti dell’intera umanità.

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