L’Italia da fare.
giovedì 24 febbraio 2011 alle 13:34:41
Si narra che durante la battaglia di Calatafimi, Giuseppe Garibaldi avesse gridato al Generale Nino Bixio, che per ovvi motivi di opportunità voleva battere in ritirata. “ Nino: o si fa l’Italia o si muore”. Correva l’anno 1860.
Le parole di Garibaldi, gridate al suo generale in un’epoca che appare oramai lontana e superata, sembrano apparire, oggi, quanto mai attuali. Infatti, puntuale e preoccupante come sempre, anche quest’anno è arrivata la relazione del Procuratore generale della Corte dei Conti.
Si tratta dell’analisi contabile ed economica del sistema Paese relativamente alla pubblica amministrazione. Naturalmente i dati che ci vengono forniti sono disarmanti: corruzione, concussione e abusi d’ufficio sono paragonabili a pratiche di alcuni Paesi in via di sviluppo. Paradossalmente, ed è questo il dato che più preoccupa, in questo articolato e deprecabile contesto, si evidenzia un fattore quantomeno oscuro, riconducibile alla diminuzione delle denuncie di questi fenomeni.
La lettura che ad essi sembra più applicabile è purtroppo quella assuefazione da malaffare; si tratta, in parole spicciole, di una sempre più forte ed invasiva cultura della corruzione.
Le molte, troppe vicende giudiziarie che hanno visto come attori principali eccellenti rappresentanti delle Istituzioni,oltre ad essere nocive per la loro gravità, hanno oggettivamente trasmesso nella società messaggi pericolosi. In alcune fasce dell’immaginario collettivo, è passata in maniera più o meno subdola, l’idea che forse, ricercare percorsi facili e facile guadagno non è poi così sbagliato.
A fronte di questo avvelenamento, reale ed evidente, è necessario riflettere a fondo su quanto, oramai da anni, gli organi preposti al giudizio e alle inchieste denunciano. Gli innumerevoli appelli, che oramai si sprecano, lanciati da inquirenti e magistrati sulle carenze di strumenti economici, politici e legislativi in grado di arginare la deriva del paese non possono restare lettera morta.
La stessa magistratura contabile, evidenziando l’importanza delle intercettazioni vitali per le indagini giudiziarie, condanna senza mezzi termini la volontà , squisitamente politica, di riformarne la disciplina.
Vi è, in buona sostanza, l’evidente e non più prorogabile necessità di investire energie e risorse negli apparati dello Stato che operano, con difficoltà estrema, in questi settori. Le riforme del sistema giudiziario, che da tempo ci vengono paventate soprattutto dalla componente politica di maggioranza parlamentare la quale si sforza di farle apparire come risolutive per l’affermazione della Legalità e della Giustizia, vanno purtroppo nella parte opposta. Non è quindi banale aver presente che, dette riforme se attuate, porterebbero sicuramente ulteriori complicazioni per tutto ciò che concerne il contesto giudiziario,morale ed etico del Paese.
Apprendiamo purtroppo, e con sempre più nitidezza, che la sola voce degli operatori del settore non è tuttavia sufficiente ad arginare questa deriva, vera e reale, che si prospetta all’orizzonte. E nemmeno la politica, quella buona, fatta dai tanti amministratori che si muovono in contesti difficili del nostro territorio può essere esaustiva. È una buona pratica, che sembra purtroppo non trovare la giusta sponda laddove va a sbattere con intenti legislativi, diametralmente opposti, portati avanti da organismi istituzionali più incisivi per sua natura.
Ed anche e soprattutto per questo che la coscienza civile non può e non deve restare inerme di fronte a questo cancro che sta invadendo il nostro sistema economico, amministrativo e produttivo. L’associazionismo laico e religioso, il volontariato e con loro tutta quella parte buona, ed è per fortuna molta, devono far sentire sempre e di più la loro voce e la loro vicinanza agli uomini e alle donne delle Istituzioni che ogni giorno si battono per l’affermazione dei diritti e della legalità.
Le grida di Garibaldi sono, pertanto e purtroppo, maledettamente attuali. O si fa l’Italia, o si muore. E questo, almeno per una parte, può dipendere anche da noi.

Un pensiero bellissimo da patriota di oggi, Filippo: sono con te abbracciandoti forte.
Questo tuo pensiero non poteva che essere più azzeccato in questo momento, il paese ha bisogno di persone che fanno politica, mossi da passione, dedizione e partecipazione, senza spallaggiare solo i propri interessi personali, proprio nella misura con cui te lo stai facendo a carattere locale. Un abbraccio.