Un po’ di sano strabismo

domenica 14 novembre 2010 alle 18:47:20

di Daniele Pugliese

Nel puntuale articolo L’Europa col metro della felicità, Paolo Ranfagni ci informa da Bruxelles che finalmente comincia a far breccia anche nelle ingegneristiche stanze dell’Unione Europea, la banale considerazione che non si vive di solo Pil.

Il Prodotto interno lordo è un misuratore e come tutte le unità di misura, è convenzionale. Ci ha fatto un gran comodo per un bel po’, ci ha aiutato a sintetizzare in poche cifre una complessità altrimenti difficile da abbracciare per intero.

In un’Europa che ragiona ancora in litri, galloni, pinte e non so quante altre varianti locali, quel termometro, quel contagiri, quella stecca graduata con cui finora ci siamo definiti più o meno ricchi e pertanto più o meno benestanti o benessenti e perciò, presumibilmente, più o meno felici, soddisfatti e “rimborsati”,  mostra inequivocabili segni di invecchiamento e una non rispondente capacità di rappresentare.

Da tempo altri indicatori sono stati adottati per cercare di farci capire meglio cosa stiamo facendo, chi siamo e dove andiamo. Era inevitabile: le crisi finanziarie rendono sempre più evidente che, indipendentemente dalla fatica che gli esseri umani di un paese hanno fatto per immettere sul mercato i frutti del loro lavoro, in parte servendosene per se stessi ed in parte esportandolo per poter acquistare ciò di cui non si dispone, il misuratore non può fermarsi al “prodotto”, il quale può svalutarsi, anzi volatilizzarsi nel giro di pochi secondi. Il latte della Parmalat esisteva, bello solido per quanto liquido, marca italiana e spesso mucche sudamericane, ma chi aveva investito su quel sapore emiliano, s’è preso una bella buggeratura e un pugno di mosche.

Così qualche economista ha suggerito ai politici di avvalersi nelle loro considerazioni per guidare gli Stati e salvaguardare il benessere dei propri governati, di parametri come l’Indice di sviluppo umano (Isu) o la Qualità regionale dello sviluppo (Quars) o il Benessere interno lordo (Bil).

Nel bilancio di dieci anni di governo di Claudio Martini, Toscana 2000-2010. Dal ponte verso il futuro alle misure eccezionali per fronteggiare la crisi, Remo Fattorini ed io ci siamo avvalsi di alcune di queste suggestioni per tentare di interpretare l’evolvere di un decennio su una scala ristretta come quella che va da Grosseto a Massa Carrara.

Tentativi più ampi e argomentati di introdurre concetti analoghi nelle basilari considerazioni politiche sono stati fatti e suggerisco a questo proposito un libro di Maurizio Pallante, La felicità sostenibile, di cui ho avuto occasione di scrivere in un post sul mio blog personale intitolato Del sostenibile.

Certo è che, per quanto improbabile, sarebbe significativo che proprio dall’Europa uscisse una rivoluzione copernicana riguardo il rapporto fra ricchezza e benessere e, sulla scia di questa considerazione, sul rapporto fra benessere dei cittadini e politica, cioè amministrazione della cosa pubblica. È difficile staccarsi dalla convinzione, forse ormai solo mitica, che questa antica parte di orbe terrarum, possa essere il laboratorio di una svolta, di un modo nuovo, diverso, di considerare quello stare insieme che è la politica.

Aprirsi a questi nuovi parametri per considerare le condizioni di esistenza degli esseri umani sul pianeta e quindi per architettare una nuova politica può risultare, a questi chiari di luna, più che strabico, totalmente cieco. Eppure è proprio nei momenti di grandi difficoltà, nelle grandi crisi che lasciano poco spazio all’osservazione dell’orizzonte, che possono maturare le grandi svolte. La sinistra dovrebbe cogliere questa opportunità.

Non ci inventiamo nulla del resto. Era il 1968 quando Robert Kennedy tenne quel memorabile discorso pubblicato in apertura di questo pezzo.

Categorie: Editoriali


Non c'è ancora nessun commento.

Lasciate un commento