La Giustizia di cui abbiamo bisogno
lunedì 8 novembre 2010 alle 21:55:48
A guardare la televisione e a leggere i giornali sembra che questo sia il governo della sicurezza e della lotta alle mafie. Poi vai a vedere gli atti e i provvedimenti varati dall’esecutivo e dalla maggioranza e capisci che questo è il governo che ha fatto più danni sia dal punto di vista finanziario che dell’efficacia repressiva del fenomeno criminale e mafioso. Nell’ultima manovra finanziaria, infatti, Tremonti, mani di forbici, non si è fatto alcuno scrupolo nel tagliare le risorse alla magistratura e alle forze dell’ordine, malgrado il centrodestra abbia vinto le elezioni, proprio caratterizzando la propaganda elettorale e politica sul tema della sicurezza dei cittadini. Né in questi due anni il Presidente del Consiglio ha avuto qualche perplessità rispetto alle continue e persistenti proposte di legge sul processo breve o sulle intercettazioni. Due provvedimenti che avrebbero potuto mettere in ginocchio il funzionamento del sistema giudiziario italiano e le attività investigative degli inquirenti. Un pericolo che fino ad oggi siamo riusciti a scongiurare.
Anche dopo la campagna elettorale il centrodestra ha fatto leva sulla paura degli italiani con una squallida propaganda volta ad identificare il problema sicurezza con l’immigrazione. Per mesi abbiamo assistito a pronunciamenti razzisti da parte di molti importanti esponenti della maggioranza contro gli immigrati. Ogni fatto di cronaca veniva opportunamente mediatizzato per individuare colpe e responsabilità e creare così un capro espiatorio, un nemico da combattere su cui catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica. Chi meglio di coloro che non hanno voce e che si trovano ai margini della società potevano occupare questo ruolo? Non ci poteva essere scelta migliore. Basta dare risalto a qualche episodio per criminalizzare un’intera categoria di persone.
Sotto questo bombardamento mediatico sono state fatte le peggiori cose: l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, il registro dei barboni, l’obbligo per i medici di segnalare gli immigrati ai quali erogavano cure sanitarie. Nel frattempo il governo veniva travolto dagli scandali delle cricche di cui facevano parte esponenti di primo piano della maggioranza.
Limitare l’utilizzo delle intercettazioni era, quindi, indispensabile per fare in modo che non si potesse più parlare dei guai giudiziari di Berlusconi e della sua corte intenta al malaffare. In questo modo, inoltre, si faceva un regalo alla criminalità organizzata, già favorita dallo scudo fiscale con il quale boss e delinquenti hanno potuto far rientrare i capitali portati illegalmente all’estero, con una tariffa agevolata (5%) e in pieno anonimato. Contemporaneamente si voleva mettere il bavaglio a quella poca informazione libera e indipendente rimasta nel nostro Paese per oscurare le inchieste sul rapporto mafia-politica in cui spesso ricorrono nomi come Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino. Non stupisce, a tal proposito, la volontà del governo di ignorare il grido d’allarme lanciato da chi si trova in prima linea nella lotta alla mafia sulla sottodotazione delle piante organiche delle procure antimafia e sulla penuria di risorse e mezzi a disposizione. Un comportamento aggravato dall’atteggiamento ostruzionista nei confronti delle inchieste relative alla trattativa Stato-Cosa nostra e alle stragi del ‘92/’93. Basti pensare alla scelta di non concedere il programma di protezione al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. E cosa dire dei continui attacchi ai magistrati? Osannati quando colpiscono l’ala militare delle organizzazioni mafiose, attaccati e screditati quando si occupano delle collusioni con personaggi del mondo della politica e l’economia.
Eccola qui la politica dell’esecutivo sulla sicurezza, che si mostra forte con i deboli e debole con i forti, che smantella la giustizia per garantire l’impunità di fatto a chi non rispetta le regole, che fornisce scappatoie anche a coloro che si macchiano dei peggiori reati, che insabbia la verità, che mistifica la realtà dei fatti per ribaltare i ruoli.
In due anni non ci siamo limitati solo a contrastare le scelte scellerate del governo, ma abbiamo fatto diverse proposte per combattere la criminalità, affermare la legalità e migliorare la giustizia: l’introduzione del reato di auto riciclaggio e il rafforzamento dei controlli per i reati finanziari, il conto dedicato per le imprese che si aggiudicano gli appalti pubblici in modo tale da verificare la provenienza delle forniture ed eventuali fenomeni di corruzione, la denuncia obbligatoria per gli operatori economici che subiscono il racket delle estorsioni, l’inasprimento delle pene per i reati di stampo mafioso, un piano per il riuso sociale dei beni confiscati, la semplificazione dei procedimenti giudiziari affinchè i cittadini possano ottenere giustizia in tempi ragionevoli.
È questa la politica sulla sicurezza di cui abbiamo bisogno. Le politiche xenofobe, che alimentano un clima di intolleranza e paura, servono esclusivamente all’esecutivo per nascondere le sue gravi responsabilità e la sua incapacità di governare.
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- Pingback by La Giustizia di cui abbiamo bisogno - giuseppelumia.it on 10 novembre 2010 @ 12:08


Le sue parole suonano come monito di avvertimento ma forse ancor più come un dato oggettivo e inconfutabile, e assumono sicuramente un tono preoccupate visto il personaggio che le sostiene, in trincea da molto tempo e che della lotta alla mafia ha fatto una propria missione di vita. Per noi comuni cittadini queste parole devono farci riflettere e indirizzarci nel proprio pensiero e visione della situazione attuale senza farsi condizionare dal bombardamento mediatito a cui noi tutti siamo sottoposti, ma bensì sono da accoglierle come parole preziose e di esempio da seguire, infatti ogni cittadino nel proprio ruolo può e deve fare qualcosa al fine che questi atteggiamenti e comportamenti tornino al mittente. L’Italia non ha bisogno né di slogan né di politica di facciata ma di persone che come lei lottino per il suo bene e per quello dei suoi cittadini.