Italia, un gran tavolo verde

mercoledì 13 ottobre 2010 alle 17:46:36

di Filippo Torrigiani (*)


Le problematiche generate dalla dipendenza del gioco d’azzardo stanno divenendo un piaga sociale dei nostri giorni: uomini e donne di ogni ordine e grado si dilettano, quotidianamente, in una ricerca  – spasmodica – del facile guadagno.

All’interno della Comunità europea ci fregiamo (purtroppo) di un triste primato. Siamo infatti al primo posto per quanto concerne la spesa nel gioco d’azzardo. I dati parlano chiaro: il fatturato annuo dell’intero sistema “azzardo” si aggira attorno ai 60 miliardi di Euro; oltre il 2% della popolazione italiana ha problemi da dipendenza di gioco d’azzardo e, nei primi quattro mesi del 2010, abbiamo speso, nella ricerca del facile guadagno, il 12% in più dell’anno precedente.

Se in questo articolato contesto ci limitassimo ad analizzare i dati e le percentuali che abbiamo di fronte, faremo sicuramente sì un buon esercizio mentale, ma al contempo, oltre a non  non dare il giusto valore politico alla questione  nel suo quadro d’insieme, ometteremo, alla nostra coscienza,di riflettere su tutta a parte relativa agli aspetti morali ed etici che essa comporta. La dipendenza da gioco, in tutte le sue forme, sta infatti assumendo – sempre e di più – l’aspetto di una piaga sociale di importanza rilevante e dai molti contorni assolutamente discutibili: non è infatti di circostanza ricordare,come denunciato a più riprese anche dal Procuratore Pietro Grasso, il ruolo che le attività malavitose rivestono rispetto alle attività inerenti al gioco d’azzardo; riciclaggio, scommesse clandestine, usura dei denari e via discorrendo.

Non esiste tuttavia nel Paese una discussione vera rispetto al contesto. Abbiamo infatti da una parte un sistema politico ed uno Stato che si limitano – quasi ed esclusivamente – a promuovere il gioco in tutte le sue forme: pubblicità ossessive, testimonial d’eccezione, pubblicità ingannevoli del tipo “ti piace vincere facile”; la lista è lunga e potremmo  naturalmente portare altri esempi. Un sistema di tipo “Istituzionale” quindi che si preoccupa solo di fare promozione del Gioco senza curarsi minimamente delle ricadute negative che esso genera nelle fasce della nostra società.

Oltre alla mancanza oggettiva di alcune normative chiare, rispetto ad esempio alla continua ed innumerevole offerta delle attrattive che vengono lanciate sul mercato, vi è una mancanza cronica di un “sistema di tutela” che sarebbe quanto mai necessario nei confronti dei fruitori dell’azzardo. Si tratterebbe, in buona sostanza, di iniziare, in maniera concreta ,ad occuparsi e farsi carico delle situazioni di difficoltà che il gioco d’azzardo genera nei cittadini; esistono a livello nazionale realtà di disagio e di disperazione manifeste, generate dalla dipendenza da gioco d’azzardo, che non possono – e non devono – essere più sottaciute o trattate con superficialità, o peggio ancora lasciate alla buona volontà delle singole Istituzioni locali. È ora che anche la politica nazionale ed il Governo inizi ad affrontare queste tematiche in modo vero e non presunto; ci sono ampi margini sui quali intervenire:una prima ipotesi potrebbe essere quella di destinare una quota dei vari montepremi alla promozione del gioco responsabile; a questo si potrebbe aggiungere, ad esempio, il divieto di una promozione pubblicitaria “ossessiva” dei vari giochi d’azzardo, ma potrei citarne altri. Qualunque azione che si intraprenda, in questa direzione, sarebbe sicuramente una cosa ben fatta.

Un sistema politico che si vanta di essere ”maturo” come il nostro, a mio modesto giudizio, ha il dovere etico e morale di occuparsi di queste tematiche; di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno, e sarebbe l’ora che le Istituzioni nazionali, alle buone intenzioni, facessero seguire i fatti.

(*) Assessore alla Città sicura del Comune di Empoli (Fi)

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Comments
Massimo Matteoli 13 ottobre 2010

Troppe volte i problemi del gioco sono visti con una ironia ed una sottovalutazione del tutto fuori luogo.
La dipendenza dal gioco può diventare un vero dramma personale e sociale.
Nè possiamo tacere l’uso che la malavita organizzata può fare anche delle forme legali di gioco.
Anche qui basta leggere le cronache di questi giorni sui rapporti tra i Caraibi e le società concessionarie delle autorizzazioni in Italia.
Bene ha fatto il Comune di Empoli e l”Assessore Torrigiani a sollevare questo problema.
Senza pruderie moralistiche o proibizionistiche, stupide prima ancora che inefficai, ma con l’attenzione necessaria.
Speriamo che sia seguitop da altri.
Non vorrei che le esigenze di cassa dello stato biscazziere facciano lo facciano svivolare in secondo piano

paolo 14 ottobre 2010

concordo in pieno con il pensiero dell’assessore torrigiani e maggiormente ne apprezzo l’impegno e l’energie profuse, sia in termini di tempo che di denaro. (vedi iniziative prese su controlli e formazione)ha intrapreso una lotta,che fino a poco tempo fa’ era vista come una battaglia contro i “mulini a vento” e penso che sia nostro dovere di cittadini ,supportare questo don chishotte del terzo millennio con testimonianze dirette per dare forza ad una giusta causa i cui effetti devastanti potrebbero ricadere in maniera fortemente negativa sulle generazioni future

Antonio Melillo 14 ottobre 2010

Buongiorno, riprendo una frase scritta dal Sig. Matteoli che definisce testualmente ” lo Stato biscazziere”, Ebbene credo che in questa affermazione ci sia la chiave di svolta per riuscire a debellare o quantomeno a ridimensionare, questo grave disagio sociale. I meri numeri, farebbero’ raccapricciare anche il piu’ scarso matematico di questo mondo. Sono percentuali sempre in crescita, anno dopo anno. Gli unici segni meno che scorgiamo, parlando di questo problema, sono le casse delle famiglie colpite e i loro rapporti sociali, che vanno ad annientarsi completamente. Ormai ” la piaga” e’ estesa a macchia d’olio a livello nazionale. Non si tratta piu’ di un fatto isolato, circoscritto. Le amministrazioni dovrebbero, adeguarsi all’esempio tangibile che e’ stato proposto dal Comune di Empoli. Quello che l’Assessore Torrigiani ha intrapreso, dovrebbe diventare uno status da sposare da ogni Comune ed Amministrazione. Riuscire a garantire ai Cittadini un minimo di regolamentazione, sarebbe di per se’ un gran passo avanti. Il passo successivo pero’ andrebbe fatto dallo Stato, che dovrebbe spogliarsi delle vesti di biscazziere e iniziare a regolamentare se non addirittura a vietare, certe pratiche di gioco, a scapito anche delle proprie casse. Io abito in un piccolo paesino in provincia di Grosseto, Gavorrano. il mio Comune in questo ultimo mese ha perso il suo Sindaco e tutta la sua Amministrazione. Il Sindaco in precedenza aveva emesso un ordinanza, discutibile in alcuni punti, con la quale voleva portare a conoscenza tutta la popolazione del gravissimo disagio. Cadendo l’amministtrazione, l’ordinanza e’ andata in stand-by, E’ notizia di questi giorni che il Commisario prefettizio, abbia ripreso in mano tale ordinanza e sospendendo alcuni punti l’abbia resa esecutiva. E’ solo un mese che si e’ insediato, ma a quanto pare ha gia dato alla vicenda new slot massima priorita’, come dire la strada giusta e’ questa, non abbassiamo la guardia, ma rimbocchiamoci le maniche. E se lo dice un burocrate ( Commissario Prefettizio )…..e’ tutto dire !!!
Grazie, Assessore Torrigiani, non finiremo mai di esserle grati, per il suo esempio.
Antonio Melillo

Paolo Antonelli 14 ottobre 2010

concordo in pieno con il pensiero dell’assessore torrigiani e maggiormente ne apprezzo l’impegno e l’energie profuse, sia in termini di tempo che di denaro. (vedi iniziative prese su controlli e formazione)ha intrapreso una lotta,che fino a poco tempo fa’ era vista come una battaglia contro i “mulini a vento” e penso che sia nostro dovere di cittadini ,supportare questo don chishotte del terzo millennio con testimonianze dirette per dare forza ad una giusta causa i cui effetti devastanti potrebbero ricadere in maniera fortemente negativa sulle generazioni future

Maurizio Cei 14 ottobre 2010

Il rischio reale è quello di limitarsi in questi casi alle buone intenzioni. Non è necessario essere degli addetti ai lavori per sapere che la dipendenza dal gioco può portare a drammi personali e familiari. Molto spesso però questo problema non viene considerato un NOSTRO problema. Un problema collettivo. Un passo avanti importante si ha quando la politica, come in questo caso, mette il tema della dipendenza da gioco d’azzardo e delle politiche atte a contrastarlo al centro della sua agenda.

Daniel 14 ottobre 2010

In queste settimane in cui ho seguito Torrigiani in giro per l’Italia a parlare di gioco legale, gioco d’azzardo, gioco clandestino e dipendenza, abbiamo avuto a che fare con rappresentanti dei Monopoli di Stato, dei concessionari, delle associazioni degli esercenti, delle forze dell’ordine, degli organi di informazione. Ma non mi ha impressionato il giro d’affari del gioco in Italia, le notizie che riportano di come le organizzzazioni mafiose cerchino di riciclare il denaro sporco attraverso le sale giochi. No. Mi hanno impressionato le storie degli ex dipendenti da gioco: giocatori incalliti che non riuscivano a smettere, che hanno dilapidato alla macchinette interi stipendi e libretti di risparmio. Persone che raccontano la loro storia drammatica. Che raccontano della disperazione e della solitudine che hanno affrontato e che hanno dovuto superare, troppo spesso, da soli. E che hanno apprezzato l’operato del Comune di Empoli. “Quando giochi non hai modo di renderti conto di quello che ti succede intorno -ci ha raccontano uno di loro- ma se in quel secondo di lucidtà che si può avere tra una giocata e l’altra avessi avuto in riferimento, un numero di telefono da chiamare, forse sarei riuscito a smettere prima”. Chissà, forse chiedere agli ex giocatori di raccontare a tutti la loro esperienza può essere un modo per far prendere consapevolezza dei rischi che si corre ad affidere i propri sogni ai giochi.

daniele 11 novembre 2010

i poteri forti sono tali perché qualcuno gli riconosce tale forza. Lo dimostra, un esempio per tutti, la lobby delle armi nella cosidetta “democraticissima America”: non c’è un presidente che si possa permettere di attaccare le leggi sulle armi o i costruttori di armi senza sapere di perdfere in partenza.
La soluzione è solo quella di ignorare il problema o di diventare un alleato?
Quando le soluzioni sono queste, è il potere politico/amministrativo che riconosce al “potere forte” la sua forza.
Il problema del gioco d’azzardo è figlio di questa società dell’immagine e del “tutto e subito” ma anche di questo periodo di crisi profonda di valori umani e sociali uniti a più prosaici, ma non per questo meno drammatici, problemi economici.
La soluzione non può essere quella di ignorare il problema né tanto meno quella di essere il problema nel problema come lo è lo stato definito giustamente qui “biscaziere”.
La soluzione è gestire il problema su più fronti: quello sociale, attraverso interventi a sostegno delle fasce economicamente più deboli, quello culturale, per debellare le sacche di arretratezza, quello sanitario, attivando sempre più centri specializzati per il contrasto alle dipendenze da gioco e in ultimo, ma fondamentale, sul fronte politico, mettendo in campo leggi e strumenti che non impediscano il gioco ma che ne disciplinino regole e comportamenti e stabiliscano pene anche severe ma soprattutto certe per chi specula sulla difficoltà delle persone. In questo Filippo Torrigiani ha dimostrato intelligenza, serietà, ostinazione e lungimiranza. E capacità. Ha dimostrato, e sta dimostrando con i fatti, come deve funzionare un “governo del fare” che abbia davvero voglia di fare e non solo di “fare propaganda”.

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