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Comunicati stampa

Il futuro del riformismo. Costruire una sinistra plurale

venerdì 14 giugno 2013 alle 17:00:02

“Politica e società”, insieme ad altre associazioni impegnate sul fronte della cultura politica, ha promosso un’iniziativa a Roma, nella sala conferenze di piazza Montecitorio 123/A (adiacente  Capranichetta), venerdì 21 giugno dalle 15 alle 19, sul tema “Il futuro del riformismo. Costruire una sinistra plurale”.

Per Vannino Chiti “questa è una fase che deve servire a tutte le componenti progressiste – dentro e fuori il PD – a confrontarsi senza pregiudiziali su grandi priorità quali il diritto al lavoro e lo sviluppo sostenibile, la qualificazione del welfare, la costruzione di una grande democrazia sovranazionale (gli Stati Uniti d’Europa)”.

Un primo appuntamento quindi da non mancare per tutti i soci e gli amici che sono interessati a questi problemi. “Politica e società” s’impegna fin d’ora ad organizzarne uno in Toscana nel prossimo autunno


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PD: riforma del partito e nuove regole?

domenica 28 aprile 2013 alle 16:13:48

Filippo Torrigiani

Filippo Torrigiani

di Filippo Torrigiani.

Nonostante i ripetuti segnali d’incertezza che provenivano da più parti, mai avremmo immaginato di trovarci in questo vortice politico di dantesca profondità.

Non è di circostanza ricordare gli innumerevoli errori che, nel corso di quest’ultimo anno, siamo stati in grado di sommare. All’indomani della caduta del governo Berlusconi, per una serie di circostanze – su tutte la spietatezza della paura- non abbiamo colto l’attimo che ci avrebbe visti, quasi sicuramente, maggioranza e forza di governo del paese. Ed anche i cattivi consigli, sono convinto, non ci hanno aiutato a fare la “scelta” delle scelte: chiedere con fermezza le elezioni politiche. In nome di un


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Dicono di noi | Interviste

Chiti: nuovo rapporto fra potere, istituzioni e cittadini

lunedì 11 marzo 2013 alle 20:13:04

Sen. Vannino Chiti

Sen. Vannino Chiti

Intervista di Piero Meucci, direttore StampToscana

http://www.stamptoscana.it/articolo/politica/chiti-nuovo-rapporto-fra-potere-istituzioni-e-cittadini

Fatti nuovi sono accaduti in queste settimane, fatti che aprono incertezze e interrogativi, ma che sono anche finestre importanti di nuove opportunità per andare avanti sulla strada del rapporto fra potere, istituzioni e cittadini.Ne parla Vannino Chiti rientrato nel Senato che lo ha visto vicepresidente nella passata legislatura

Firenze – Fatti nuovi sono accaduti in queste settimane, fatti che aprono incertezze e interrogativi, ma che sono anche finestre importanti di nuove opportunità per andare avanti sulla strada del rapporto fra potere, istituzioni e cittadini. Fatti di segno diverso, la grande rinuncia di Benedetto XVI e i sommovimenti politici in Italia e in Europa, ma che impongono nuove prospettive. Vannino Chiti, già presidente della Regione Toscana, neoeletto senatore,


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Comunicati stampa

La nostra Europa.

lunedì 4 marzo 2013 alle 19:28:13

di Tiziana Isitani.

Prima della crisi mondiale, l’Europa era in crisi. Non era riuscita a progredire nell’unificazione metanazionale né a integrare le nazioni liberate dall’impero sovietico. La crisi economica mondiale rischia non solo di aggravare la crisi dell’Europa, ma di disgregrare l’Europa stessa. Tuttavia, “là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”, diceva uno dei più grandi poeti europei (Hölderlin). È a un pensiero e a una politica di salvezza che ci invitano Edgar Morin e Mauro Ceruti. Delineano un appassionato ritratto della nostra Europa, della sua storia ambivalente intrecciata di civiltà e barbarie, e si chiedono come sia possibile scongiurare il rischio di paralisi e di disgregazione, mostrando che le ragioni della speranza si annidano paradossalmente nelle ragioni della disperazione. Un vero e proprio manifesto per una rinascita della cultura e della politica europee nel tempo della globalizzazione. Politica e Società organizza la presentazione di questo volume di Edgar Morin e Mauro Ceruti, dal titolo “LA NOSTRA EUROPA”, alla presenza di uno degli autori, Ceruti, del Senatore Vannino Chiti e del Prof. Ciliberto,  mercoledì 6 Marzo alle ore 17,30 c/o l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana in  Via Cavour, 4 a  Firenze.


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Progressismo politico e progressisti.

giovedì 21 febbraio 2013 alle 17:09:45

di Vito Francesco Gironda.*

 Accanto al moderatismo e al riformismo, il terzo sostantivo dell’agenda politica di questa campagna elettorale è quello di progressista. Abbiamo visto che il moderatismo si configura storicamente come un metodo d’azione politica, mentre per quanto concerne il riformismo il sostantivo dovrebbe essere usato al plurale e declinare lo specifico apporto politico nei termini di culture dei riformismi. Nel caso dei progressisti, o meglio, dell’area progressista, bisogna fare una preliminare puntualizzazione di metodo. A seguire, il termine di “progressismo politico” verrà usato non per illustrare l’ideologia del progresso, ma per definire una categoria di analisi storica.

Il progressismo politico è un classico concetto dell’orizzonte di aspettativa (Erwartungshorizont). Nella modernità, o meglio nelle modernità multiple, le aspettative per il futuro diventano fondamentali, perché i cittadini si aspettano un cambiamento ed una modificazione delle esperienze precedenti (Koselleck).  In questo senso, il progressismo politico si caratterizza per una natura riflessiva: riflette cioè lo stato di cose in una specifica fase della modernità e dei valori costituenti di una società. Ma ha anche una connotazione di tipo processuale.  Questa puntualizzazione consente la ricognizione del suo spazio semantico identificativo, che va oltre le distinzioni tra le diverse famiglie politiche progressiste.


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Culture dei riformismi.

mercoledì 20 febbraio 2013 alle 10:29:57

di Vito Francesco Gironda*

Discutendo della crisi nella democrazia nostrana il classico refrain suona più o meno cosi: malgoverno, partiti pigliatutto, baracconi corporativi, monopoli in genere. Come uscire da questa situazione? La risposta paventata dalla politica è la seguente: bisogna modificare l’ordinamento politico-sociale del paese Italia attraverso riforme organiche ma profonde. Ecco allora riapparire il riformismo come soluzione universale, il riformismo “imposto” dallo stato delle cose. Ora, pur volendo accettare un siffatto generico approccio di progettualità, bisognerebbe riflettere oltre questa retorica appellativa e chiedersi cosa sia il riformismo e, soprattutto, quali ne siano gli odierni principi e criteri.

Il riformismo non è nuovo alla storia politica del nostro paese. Anzi, esso è passato dall’esperienza locale del riformismo municipale d’impronta socialista, cattolica e repubblicana, a cavallo tra XIX e XX secolo, alla “illusione riformista” (Silvio Lanaro) di collaborazione tra democristiani e socialisti tra il 1962 e il 1972, tanto per considerare una periodizzazione lunga.  Il riformismo italico ha percorso strade locali di city governments sulla base di politiche


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Moderatismo italico

venerdì 8 febbraio 2013 alle 15:53:44

di Vito Francesco Gironda.*

Vito Francesco Gironda

Vito Francesco Gironda

Una caratteristica della campagna elettorale italiana è la contrapposizione tra moderati, riformisti e progressisti. Messa in soffitta la classificazione assiale destra/sinistra, la classe politica e una parte dell’opinione pubblica sembrano trovare in questi sostantivi più consone arene di identificazione. Eppure è lecito chiedersi cosa essi vogliano dire concretamente, a quali tradizioni si rifanno e, soprattutto, qual è il loro significato politico in una prospettiva storica di lungo periodo. Il presente intervento sul moderatismo e i moderati è la prima di tre riflessioni con cui cercherò di rispondere a queste domande e il cui focus sarà sul lato del rapporto Stato-società.

È noto che il moderatismo italiano appartiene alle diverse famiglie del liberalismo ottocentesco. La storiografia risorgimentale nostrana si è soffermata a lungo sulle specificità dell’impostazione moderata in relazione alla questione nazionale durante i tempi lunghi delle Monarchie amministrative degli Stati territoriali


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Interventi

Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Vannino Chiti.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:57:00

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Sen. Vannino Chiti

Sen. Vannino Chiti

INTRODUZIONE

Abbiamo pensato, come Associazione Politica e Società e come Centro Donati, di svolgere una riflessione, a dire la verità pensavamo che non si fosse più in nessuna forma di attualità politica, invece, in parte, ci siamo ancora. Vorremmo, però, che la riflessione di oggi fosse staccata dai momenti di contingenza politica, una riflessione che vorremmo iniziare attorno alle questioni che sono legate alla storia della Seconda Repubblica, nel finire del secondo dopoguerra, dalla nascita della Costituzione , ai rapporti tra generazioni e politica, generazioni al plurale. Ripercorrendo, non come ogni cinque dieci anni  si definiscono le generazioni che hanno avuto un rapporto con le istiruzioni e la politica,  ma prendendo, grossomodo, tre grandi blocchi.


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Interventi

Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Simone Siliani.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:49:27

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Simone Siliani

Simone Siliani

Non dialogherò direttamente con Ceruti e Ciliberto, ma terrò le loro relazione per le freddi notti d’inverno perché sono così intense che meritano un lavoro non superficiale di riflessione e approfondimento. Però, come diceva Chiti citando ‘La Storia’ di Elsa Morante, mentre scorrono i titoli di coda della Storia con la “S” maiuscola, c’è anche la storia quella piccola, nostra quotidiana che forse non determinerà svolte epocali ma che ha un suo peso. La prima riflessione è la seguente:  ho sempre una certa difficoltà a parlare di “generazione” tout court, perché come dicevate voi stessi dentro di essa ci sono tante cose anche radicalmente diverse: tendenze e tensioni, movimenti e conservazione, ideali contrapposti e progetti alternativi, vite. In modo particolare, accettare una categorizzazione omogenea per questa pluralità è più difficile per chi ha scelto, o si è trovato per i casi della vita, a non stare mai dentro il mainstream con cui si etichetta una specifica generazione. Tuttavia esiste anche la storia di quelli che dentro il mainstream non ci sono mai stati e non può essere né cancellata, né ignorata. Se penso agli ’80-’90 del secolo scorso, certamente io e molti altri abbiamo fatto parte di punti di vista laterali, periferici rispetto al mainstream.


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Interventi

Generazioni e politica negli anni della Repubblica-atti del convegno del 14.12.2012-intervento Severino Saccardi.

mercoledì 2 gennaio 2013 alle 11:46:31

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Severino Saccardi

Severino Saccardi

Il 2012 è stato  un  anno molto intenso. Nel ventennale dalla scomparsa di padre  Ernesto Balducci, sono state, infatti, promosse molte iniziative per ricordarne la figura e per riflettere sull’attualità del suo messaggio e della sua lezione. Personalmente, rispondendo a molti inviti e partecipando a molti appuntamenti, ho avuto l’opportunità di girare l’Italia ed ho trovato, al di là delle aspettative, sale piene e grande attenzione.   Una partecipazione che mi è sembrata indice  di una memoria viva ed attestazione del bisogno di tanti, uomini e donne del nostro tempo, di trovare momenti di identificazione positiva e punti di riferimento in un tempo di forte disorientamento e di crisi. In tali momenti di dibattito, significativi sono spesso stati gli scambi di opinioni, gli interventi, le domande che mi sono state rivolte. Una delle domande più interessanti l’ho sentita, nel corso di un’iniziativa che si teneva nel Municipio di Forlì, dove una ragazza di venti anni mi ha chiesto perché, se la storia di Ernesto Balducci e la sua personalità (insieme a quelle di altri grandi protagonisti della vita civile della Firenze e dell’ Italia dei decenni trascorsi, come Giorgio La Pira,


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