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Editoriali

Populismo, una deriva scaturita nel ‘68.

venerdì 16 dicembre 2011 alle 15:54:48

di Ennio Ghiandelli.

L’interessante articolo di Vito Francesco Gironda (Monti a metà tra il populismo di Renzi e quello della Merkel) mi ha fatto riflettere tra quanto affermato nell’articolo ed il suo interconnettersi con il momento che sta attraversando l’Italia.
Viviamo in una democrazia rappresentativa, una democrazia, parafrasando Benjamin Constant, moderna, che per essere “forte” e funzionale e non “dispotica” (vedi il bel libro di Michele Ciliberto: La democrazia dispotica) deve essere in grado di produrre e mantenere al suo interno un tessuto connettivo capace di creare un rapporto biunivoco fra rappresentanti e rappresentati.
La democrazia italiana, basata sulla Costituzione del 1948, ha dato ottima prova di sé fino a quando il sistema dei partiti è riuscito a far si che il rapporto dialettico fra eletti ed elettori fosse continuo.
Successivamente al 1968 i parametri della società (diritti civili e rapporti economici) hanno cominciato a modificarsi, ma i partiti, rimasti ancorati ai vecchi schemi, non sono stati più in grado di interpretarli, incominciando a chiudersi in sé stessi e diventando autoreferenziali.


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Interventi

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità- atti del convegno del 12.12.2011- intervento Sen. Vannino Chiti

giovedì 15 dicembre 2011 alle 17:11:29

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Intervento del Sen.Vannino Chiti, Vicepresidente del Senato – Presidente Politica e Società.
 
 
Sen. Vannino Chiti

Sen. Vannino Chiti

Questo è stato un dibattito veramente interessante, da cui sono venuti molti spunti su cui riflettere, ed è emerso bene quello che vorrebbe fare la nostra associazione, ovvero cercare di lavorare intorno ad alcuni temi, sia sugli aspetti valoriali che concreti, anche cercando di stare su delle lunghezze che non sempre possono fare i partiti nella quotidianetà politica, e vedere se a questo c’è un contributo e un elemento di stimolo anche unificando esperienze e contributi che non sono tutti racchiusi dentro un partito, anche se sarebbe auspicabile una trasversalità in questo senso. La società con cui ci troviamo a fare i conti non è una società revocabile, l’immigrazione rimarrà, ci saranno fenomeni diversi ma la base rimarrà. Sono stato ad una bella iniziativa per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia vicino a Zurigo, organizzata dalle comunità italiane,


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Interventi

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità- atti del convegno del 12.12.2011-intervento Prof.Massimo Livi Bacci.

giovedì 15 dicembre 2011 alle 17:05:43

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Intervento del Prof. Massimo Livi Bacci, Senatore PD – Professore Università di Firenze

 

Prof. Massimo Livi Bacci

Prof. Massimo Livi Bacci

L’ISMU, che è la Fondazione finanziata dalla Cariplo e che fa un ottimo lavoro di ricerca sulle migrazioni ha presentato il suo diciassettesimo rapporto sulle migrazioni in Italia. Qualche settimana fa è stata la Caritas a presentare il ventunesimo rapporto annuale sull’immigrazione in Italia, partecipo io stesso al sessantesimo anniversario dell’International Organization for Migration a Roma che presenta un rapporto sulle migrazioni internazionali: quindi quello che andremo ad affrontare non è che un tema sia abbandonato dagli Istituti di ricerca. E’ un tema di attualità in Italia, in Europa e nel mondo: avrete notato che negli ultimi mesi si è parlato meno di immigrazione nel nostro Paese e questo ci dice come cambia l’azione dei media, che influenzano enormemente l’opinione pubblica, ci dice come ci siano dei cicli di interesse, a volte anche morboso sul tema, e come in altri sia un argomento completamente abbandonato, facendo sembrare come l’immigrazone non sia più il problema numero uno come lo era due o tre anni fa.


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Interventi

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità- atti del convegno del 12.12.2011- intervento Ilaria Bugetti

giovedì 15 dicembre 2011 alle 16:59:08

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Intervento di Ilaria Bugetti, Segretaria Provinciale PD – Sindaco Comune di Cantagallo
 
 
Ilaria Bugetti

Ilaria Bugetti

Mi sento di dire che oggi bisogna affrontare in maniera nuova le sfide che abbiamo davanti, soprattutto in una città come Prato e qui pongo due questioni, la prima è la storia che abbiamo vissuto in questa città, con il distretto tessile, il distretto funzionale, con le aziende, il distretto che si è aperto negli anni della storia del dopoguerra che però portava in se, anche con gli immigrati soprattutto italiani, una nuova identità a Prato permettendo che ci fosse una integrazione un po’ più economica, e che quindi ha creato un nuovo equilibrio che era basato su valori culturali, di democrazia. Oggi lo scenario è completamente diverso e non è più possibile parlare solo di integrazione economica, perché facendo ciò si sbaglia con i tempi e con i metodi, non dico che nel passato non ci sia stato da parte nostra un arrancare a volte nell’affrontare una situazione così straordinaria come quella pratese, ma credo che oggi si debba prendere atto che le situazioni sono cambiate. Oggi a Prato viviamo in un clima di veleni e di grande xenofobia


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Interventi

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità- atti del convegno del 12.12.2011- intervento prof.Fabio Berti.

giovedì 15 dicembre 2011 alle 16:51:34

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Intervento del Prof. Fabio Berti, Università di Siena.
 
 
Prof.Fabio Berti

Prof.Fabio Berti

Cosa si intende e cosa si deve intendere per integrazione, la risposta è difficile e probabilmente non c’è una risposta univoca, secca e concisa, non esiste oggi una ricetta per favorire l’integrazione. Potremmo leggere al contrario ovvero cosa non è integrazione: sicuramente l’integrazione non è data dall’assimilazione, nel lungo periodo forse si potrà assistere all’assimilazione con le seconde o terze generazioni, ma nel frattempo saranno arrivati nuovi immigrati che saranno nuovamente daccapo in questo processo di integrazione. In questo circuito di nuovi migranti e nuove generazioni che si formano però, non dobbiamo accogliere la prospettiva di integrazione come assimilazione come è stato fatto in passato in Francia e che ha creato alcuni benefici ma anche molti danni perché parte dal mancato riconoscimento della differenza: quindi è impensabile che in un Paese democratico che pensa alla diversità come un valore aggiunto si possa immaginare un modello di integrazione come l’assimilazione.


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Interventi

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità- atti del convegno del 12.12.2011- intervento prof. Gabriele Tomei.

giovedì 15 dicembre 2011 alle 16:44:13

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Intervento del Prof. Gabriele Tomei, Università di Pisa
 
 
Prof. Gabriele Tomei
Prof. Gabriele Tomei

Credo si debba riflettere intorno al tema su che rapporto c’è tra migrazione e sviluppo economico sia nei Paesi di partenza che nei Paesi di arrivo, la migrazione non può che partire da una scelta, il problema da porsi è chi è che sceglie, quali sono i sistemi che scelgono, che selezionano, che fanno decidere di partire e arrivare in un determinato Paese. Su questo i due grandi sistemi che decidono sono il modello produttivo da una parte e il sistema politico dall’altro: ho l’impressione che in Italia, ma in Europa più in generale, la capacità di scelta e decisione del sistema politico sia rimasta indietro rispetto alla capacita di scelta del sistema produttivo. Questo perché il modello fordista industriale, che è stato al cuore dell’esperienza lavorativa anche nella forma del distretto industriale e che ha fatto la gloria dell’Europa negli anni ’50 e ’60, che ha selezionato lavoratori singoli, maschi,


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Dicono di noi

Toscana Tv – TG, 13 dicembre 2011

mercoledì 14 dicembre 2011 alle 17:27:13


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Comunicati stampa

Migrazioni fra integrazioni e nuove opportunità

mercoledì 7 dicembre 2011 alle 9:06:50

 di Tiziana Isitani

I 5 milioni di immigrati presenti in Italia ci impongo di riflettere sul tema dell’integrazione, tema non facile, su cui spesso mancano idee chiare. Il problema rimane ancora quello di riuscire a definire i contenuti dell’integrazione. Nell’attesa che anche l’Europa riesca a sviluppare una visione e una politica comune sull’immigrazione oggi è la politica locale a fare la differenza.  Mettere a confronto le esperienze di realtà dove l’immigrazione ha avuto un


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Editoriali

Monti a metà tra il populismo di Renzi e quello della Merkel.

lunedì 5 dicembre 2011 alle 9:09:58

di Vito Francesco Gironda*
 
Mario Monti, Presidente del Consiglio

Mario Monti, Presidente del Consiglio

Negli ultimi venti anni il populismo è stato oggetto di ampia discussione nell’ambito delle scienze sociali. Ormai disponiamo di una vasta produzione scientifica, tanto sul terreno della teoria generale quanto su quello della ricerca empirica. Il quadro che ne emerge presenta difficoltà di inserimento all’interno di una interpretazione univoca. Il populismo si configura come un concetto polisemico di difficile ascrizione ad un tipo specifico di programma e regime politico. Alcune figure discorsive sono assunte generalmente a modello esplicativo del pluriverso populista.
In primo luogo, l’idea di popolo o, meglio, la particolare declinazione dell’idea di popolo come comunità organica coesa, depositaria di virtù positive. In tale prospettiva, al popolo si appartiene in virtù di vincoli di solidarietà meccanica, propria di una società formata da un’uniformità di parti. Volendo scomodare brevemente Durkheim, si tratta di una concezione della società nella quale «le idee e le tendenze comuni a tutti i membri della società oltrepassano in numero e in intensità le idee e le tendenze che appartengono personalmente a ciascuno di essi».
A fronte di una concezione pluralista della società, basata sulla presenza di individui e attori sociali portatori di interessi e visioni del mondo diverse e potenzialmente conflittuali, il populismo coltiva una concezione strumentale ed identitaria di popolo che ne valorizza l’unicità e l’omogeneità.


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Interventi

La Toscana nella crisi dell’economia internazionale – atti del convegno del 18.11.2011 – intervento Sen.Vannino Chiti.

martedì 22 novembre 2011 alle 19:49:21

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Intervento Sen.Vannino Chiti, Vicepresidente del Senato – Presidente Politica e Società 

Sen.Vannino Chiti
Sen.Vannino Chiti

 Ci sono elementi interessanti che emergono da questo confronto, con una convergenza sull’analisi della situazione in cui l’elemento di maggiore preoccupazione, dentro il dato italiano, è questo processo di deindustrializzazione più forte che altrove e su cui si tratta di capire e intervenire e, appunto, le priorità su cui poi muoversi. Per non vedere solo il negativo vorrei dire che quello che è successo in neanche una settimana in Italia, dubito che qualsiasi sia il sistema politico istituzionale che esiste, sia praticabile in qualsiasi altro Paese in difficoltà o meno. Un Governo si è dimesso la scorsa settimana, un operazione di profondo cambiamento è andata avanti e in pochi giorni si è concretizzata, certo con un ruolo molto importante del Presidente della Repubblica, però con un atteggiamento di responsabilità, in questa fase, di tutte le forze politiche. Penso che Berlusconi abbia deciso di dimettersi per una serie di motivi, non per uno, certamente perché c’era la situazione dei mercati, certamente perché c’era un rapporto difficile con l’Unione Europea e i suoi protagonisti, certamente perché non aveva più la maggioranza assoluta in Parlamento perché 308 non sono 316, poi io voglio sperare che ci sia


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